Un’introduzione all’indice di resa cromatica

indice resa cromaticaTra le caratteristiche fondamentali da conoscere sui sistemi di luce, esiste l’indice di resa cromatica, una misura atta a quantificare la capacità di un illuminante di preservare il metamerismo. Prima di introdurre i concetti base di questo indice, è utile spiegare cosa sia il metamerismo nell’ambito dell’illuminotecnica. Solo così si può capire quanto sia importante valutare l’indice di resa cromatica di una sorgente luminosa.

 

Il metamerismo

Qualsiasi discorso sull’indice di resa cromatica delle sorgenti e dei sistemi di luce non può esimersi dall’illustrare, primariamente, il concetto di metamerismo, certamente conosciuto tra gli esperti di illuminotecnica, ma non così noto al grande pubblico. Dunque, per metamerismo si intende la possibilità di ottenere degli effetti ottici affinché l’occhio sia in grado di percepire la stessa sensazione di colore anche in presenza di luce che ha una distribuzione spettrale diversa dal colore in forma pura. Questa illusione ottica si basa sulla modalità di interpretazione dei colori da parte dell’occhio, che permette di creare la sensazione di un colore puro, che dovrebbe essere formato da una sola e precisa lunghezza d’onda, miscelando più lunghezze differenti. Il fenomeno del metamerismo si manifesta quando due colori differenti appaiono uguali se illuminati con una certa luce, mentre risultano diversi quando illuminati in altro modo. Il modo più tradizionale per misurare il metamerismo è, appunto, l’indice di resa cromatica, ma recentemente è stata formulata anche una misurazione diversa, applicata, soprattutto, alla luce diurna, o meglio, ai simulatori di questo tipo di illuminazione. Tale nuovo parametro è l'Indice di Metamerismo CIE, calcolato sulla media della differenza di colore di otto metameri. La distinzione tra i due indici sta nelle spazio colore utilizzato per il calcolo della differenza di colore; nel CRI, questo spazio è obsoleto e non percettivamente uniforme.

L’indice di resa cromatica delle fonti e dei sistemi di luce

Una volta spiegato il concetto di metamerismo, è necessario sottolineare che la temperatura di colore non corrisponde all’indice di resa cromatica; ne è una prova il fatto che due fonti luminose con pari temperatura cromatica possono presentare un indice diverso. Una definizione piuttosto semplice recita che l’indice di resa cromatica è la misura del modo in cui una sorgente riesce a riprodurre il colore dell’oggetto che essa illumina. Una definizione più tecnica precisa che il CRI, abbreviato anche in Ra, delle sorgenti e dei sistemi di luce è una misura che comprende sia lo spostamento cromatico reale, ossia la variazione di cromaticità e di luminanza, sia l’adattamento cromatico di un oggetto illuminato da fonti diverse. Tale indice varia su una scala da 0 a 100, in cui il 100 rappresenta il massimo livello di Ra; tale scala di misurazione è stata formulata attraverso il diagramma CIE del colore, lo Uniform Color Space (UCS), redatto nel 1960. Per venire incontro ai meno esperti, per lo più i consumatori e gli utilizzatori di lampadine, le confezioni di strumenti per l’illuminazione elettrica presentano dei brevi codici alfanumerici che rappresentano il grado di resa cromatica. Ad esempio, le lampade riportanti il codice 1A presentano un livello ottimo di resa cromatica, ossia compreso tra i valori 90 e 100; è questo il caso delle lampadine a incandescenza. Molto buone sotto il profilo del CRI anche le lampade di categoria 1B e 2A e così via fino ad arrivare alla classe 3, che comprende valori tra 40 e 59. Sotto tale soglia, l’indice di resa cromatica viene semplicemente etichettato come scarso, ma le comuni lampadine in commercio non raggiungono mai questi valori.

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